Bere il calice con Cristo

 

Il sigillo

Giacomo è di nuovo in Giudea: collabora con Pietro, Giovanni e gli altri per la crescita della prima Chiesa e getta il seme che il Maestro gli ha donato. Ma la sua ora è ormai prossima, il calice dal quale ha saputo abbondantemente bere deve essere svuotato, resta l’ultima goccia amara, la goccia che ogni uomo teme: la morte. Erode Antipa, tetrarca di Galilea, è esiliato, al trono sale un amico fidato dell’imperatore, Agrippa. La situazione si presenta ai suoi occhi alquanto insicura: il suo predecessore era un gaudente e un donnaiolo: la sua vita dissoluta aveva fortemente contrariato i potenti e influenti gruppi dei sacerdoti, dei farisei e degli scribi, tanto attenti alla pratica della purità della Legge. Antipa viveva come un pagano, i suoi rapporti con il Sinedrio erano piuttosto tesi. Agrippa vuol rimediare, sapendo bene che il miglior metodo per ingraziarsi il loro favore è quello di dare la caccia ai seguaci del Nazzareno, che  giorno dopo giorno si fanno sempre più numerosi. Il sovrano è astuto come una volpe: non è sui pesciolini che punta l’attenzione ma sui capi, sui responsabili della comunità; tolti di mezzo loro certamente i loro seguaci finiranno per disperdersi. Mette così le mani sui primi testimoni del Cristo, gli apostoli, cattura Pietro e lo fa rinchiudere in prigione ( dalla quale verrà miracolosamente liberato per un intervento angelico ). Stessa sorte tocca a Giacomo. Le guardie del despota lo intercettano: “ Siete disposti a bere il calice da cui io berrò?” aveva detto il Maestro al suo caro amico. L’ora è finalmente arrivata. Giacomo è pronto, il suo cuore dice “ Si “. Ha scoperto ciò a cui conduce la croce, ha visto la luce del Tabor e quella del sepolcro vuoto. Ripensa al suo passato, al suo lago e alle sue reti: sorride pensando che tanto tempo prima era certo di dover trascorrere lì i suoi ultimi giorni. Secondo una tradizione è tale l’ardore da vero figlio del tuono, con cui Giacomo si reca al martirio che perfino il giudeo Giosia, il suo primo accusatore chiede di essere battezzato e morire con lui. Una spada li finisce entrambi. Il calice è bevuto: ora Giacomo può finalmente prendere parte al banchetto eterno, sedendo al posto che il Maestro ha preparato per lui, suo apostolo e amico fraterno. Sarà il primo dei Dodici a subire il martirio per Cristo ( come testimoniato dagli Atti degli Apostoli, 12,1-2 ), tutti gli altri lo seguiranno nel lungo corteo che darà vita alla Chiesa. Pietro ad esempio subirà il martirio a Roma. Sarà Giovanni, l’unico morto per cause naturali, a chiudere la gloriosa epoca degli apostoli, i piccoli semi gettati nel campo del mondo che avrebbero dato frutto abbondante a suo tempo.