L’ora delle tenebre

 

Terminata la cena e i discorsi di commiato Gesù, cantando i Salmi rituali, invita gli apostoli a seguirlo nel luogo silenzioso e ritirato in cui ama rifugiarsi dopo le chiassose giornate a Gerusalemme: nel Getsemani è libero di pregare, di invocare il Padre, di trovare in Lui la forza. Ma non c’è il popolo a difenderlo, Gesù lo sa: l’ora si avvicina, è una facile preda per i suoi nemici; deve prepararsi, l’amara passione è ormai alle porte. Lasciati indietro gli apostoli prende con sé solo Pietro, Giacomo e Giovanni e ritiratosi in un luogo ancor più nascosto confida loro la propria angoscia: ” La mia anima è triste fino alla morte, restate qui e vegliate con Me “. Gesù ha chiamato a sé i tre della Trasfigurazione: solo chi ha avuto il privilegio di vedere il Figlio nella luce del Padre potrà vederlo ora nel buio dell’agonia: gli altri, che hanno sì creduto in Lui quale Messia ma che non hanno visto la sua gloria, avrebbero senza dubbio perso la fede nel trovarselo così sofferente. Loro no! Hanno avuto esperienza visiva della sua divinità, la loro fede non può, non deve vacillare. Gesù chiede preghiera, chiede compagnia, si allontana da loro invitandoli a vegliare con Lui in quella drammatica attesa. E i tre che hanno assistito alla visione del Figlio che è “ lontano “ dal Padre perché “ fattosi peccato”; Gesù, lo stesso Gesù il cui volto era illuminato da una luce soprannaturale ora ansima, piange nella sua struggente preghiera, suda sangue! Ma gli apostoli non sono ancora preparati, non sono forti nella fede, dovrebbero tenere compagnia al Maestro sofferente… ma cadono presto vittime del sonno, non una ma ben tre volte: per tre volte si addormentano, per tre volte vengono svegliati da un Gesù sempre più afflitto: ” Non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me!”. Il silenzio della notte è turbato da rumori improvvisi, sono i passi dei soldati, venuti nel Getsemani per arrestare il Nazzareno. Giuda Iscariota, uno dei Dodici, li ha guidati fin lì e con un bacio ha indicato agli aguzzini l’Agnello pronto per il sacrificio. Come vittima muta e inerme, Gesù offre se stesso ai suoi carnefici senza opporre alcuna resistenza, anzi rimproverando l’irruente Pietro che con una spada ha cercato di difenderlo. Deve bere il calice adesso, il calice che il Padre gli porge per la salvezza del mondo, il calice della solitudine, il calice che Giacomo e Giovanni avevano giurato di voler e poter bere. Ma non ora, non sono ancorapronti: sarà Gesù, con il suo amore, a bere per primo. Il suo esempio darà loro la possibilità di seguirlo anche ai piedi della croce, di assaporare fino all’ultima goccia il suo amaro e salvifico miscuglio. Per loro, invece, è ancora presto, Gesù è condotto via e i suoi apostoli, le colonne, coloro che giudicheranno le tribù d’Israele, coloro che hanno giurato nel cenacolo “ non ci scandalizzeremo mai di Te! “, ora fuggono, come bimbi impauriti dal buio. Giacomo, Matteo, Tommaso, perfino Pietro, nessuno di loro sarà sul Golgota con il Maestro moribondo. Solo Giovanni, il più giovane, e alcune donne saranno testimoni del sacrificio che dà la vita: loro sono ciò che resta a Gesù dopo tre anni di predicazione. Un fallimento! Sì un fallimento… ma il seme deve pur morire per dare frutto…