Il passaggio

Eccola! La Città Santa s'intravede in lontananza, il marmo del tempio risplende alla luce di quel giorno che precede la festa degli Azzimi. Si realizza quel che gli apostoli sognavano: sul dorso di un asinello Gesù fa il suo ingresso trionfale in città, acclamato dalla folla che osannante, agitando rami di palma, esulta inneggiando al Nazareno e riconoscendolo quale Figlio di Davide e Messia. Ciò suscita l’astio dei farisei, degli scribi, dei ricchi sadducei e dei sacerdoti; tutti lo vogliono morto, interrompono i suoi discorsi per interrogarlo e trarlo in fallo, cercando un pretesto per eliminarlo, lo sfidano su questioni relative alla risurrezione o sul più delicato argomento dei tributi a Cesare. Ma Gesù è inattaccabile, sembra sappia leggere nei loro cuori, le loro tenebre divengono luce al suoi occhi, ogni tentativo risulta fallimentare. Un trionfo insomma! Eppure Gesù si fa sempre più assorto e raccolto. Un giorno che Andrea lo chiama invitandolo a incontrare alcuni greci che vogliono parlargli Egli risponde:” La mia anima è turbata, e cosa dovrei dire: Padre salvami da quest’ora. Ma è per quest’ora che io sono giunto qui”. Atteggiamento bizzarro il suo: tutto va bene perché vuol proprio vederci nero? E’ la sera del giovedì, Gesù invita i Dodici a cenare con Lui. E qui tutto cambia, tutto è rivelato:” Uno di voi mi tradirà! Pietro, questa notte prima che il gallo canti mi rinnegherai tre volte. Voi tutti stanotte vi scandalizzerete di Me”. E’ un colpo tremendo per i suoi. Gli apostoli fuggiranno come pecore senza pastore, proprio loro che si credevano degni di occupare i posti migliori nel Regno dei cieli! Gesù prende il pane, lo spezza e lo offre ai suoi: esso è il suo corpo, che Egli offre in sacrificio! Sacrificio? Sacrificio significa morte della Vittima! Viene offerto anche il vino: è il suo sangue, versato per la remissione dei peccati, per la fondazione di un nuovo popolo, sancirà una nuova alleanza. “ Fate questo in memoria di me!”: ciò significa che presto dovrà andarsene! Non è possibile, proprio adesso che tutto sembra andare per il meglio! Gesù sa che quella è la sua ultima cena prima dell’amara Passione, l’ultima volta che vedrà i suoi carissimi amici prima di passare attraverso la notte del dolore: li conforta e istruisce con parole mai dette prima. Egli dona ai suoi il frutto, i gioielli del suo insegnamento. I discorsi conclusivi, pronunciati da Gesù in quei drammatici momenti, sono il suo “canto del cigno “; Egli riserva per la fine le parole più belle: “ Amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Io sono la vite e voi i tralci. Non vi chiamo più servi ma amici “… Dovranno attraversare anche loro l’ora della prova ma conservino la fede, il dolore sarà precursore d’una gioia maggiore, la gioia di sentirsi salvati, di ricevere lo Spirito Consolatore, di sapere che il Maestro torna al Padre, di essere loro, peccatori, nuovamente un tutt’uno con Dio.