I posti migliori

Siamo poveri uomini: è tanto facile inciampare e cadere, facilissimo esaltarsi quando si riceve un posto di riguardo. E anche Giacomo e suo fratello Giovanni si troveranno ingarbugliati in questo diabolico tranello. Gerusalemme è vicina, la via si va accorciando e la Pasqua è ormai prossima. Gesù si dirige verso di essa a passo rapido ma non è più lo stesso da qualche mese: ama starsene sempre più ritirato, solo, in preghiera; quando è in compagnia degli apostoli, non fa che parlare enigmaticamente, annuncia tradimenti e condanne, li prepara al suo prossimo trapasso. I Dodici non comprendono, credono impossibile tutto ciò, non lo ascoltano e sognano già chissà quali successi: il Maestro è acclamato dalle folle,compie miracoli e la gente si esalta al vederlo. A Gerusalemme potrebbero perfino acclamarlo come Messia: di che aver paura? Degli scribi e dei farisei forse? La folla non permetterebbe mai un loro intervento: possano cospirare quanto vogliono ma non potranno far nulla contro il favore popolare. Perfino i Romani, informati certamente del suo messaggio pacifico, lo lasciano fare; un centurione a Cafarnao ha perfino ottenuto la grazia di un miracolo, ricevendo l’elogio di possedere una fede maggiore di quella dei Giudei. Tutto procede a gonfie vele, è inutile tanta preoccupazione: il Maestro sta esagerando! D’altronde se si attuerà presto, come pensano i Dodici, il regno di Dio, allora è meglio darsi da fare subito, accaparrarsi i posti migliori: se questo è un regno celeste, quale onore sedersi alla destra e alla sinistra del Figlio di Dio! Se esso invece è terreno non si disdegna un posto da alti funzionari a fianco del Messia. Giacomo e Giovanni chiedono proprio questo al Maestro; alla loro voce si unisce quella della loro madre Salome: i suoi due figlioli lo seguono dagli inizi, fanno parte del trio degli intimi, non sarebbe dunque il caso di esaudire il loro “ umile “ desiderio? Gesù è molto triste, non solo perché la sua dolorosa Passione si fa sempre più vicina, accentuando il drammatico contrasto fra ardente desiderio di salvare l’uomo e umana paura della sofferenza, ma soprattutto perché i suoi apostoli, coloro che proprio adesso dovrebbero sorreggerlo, sono quelli che meno comprendono l’entità del momento. “ Voi non sapete quello che chiedete, siete disposti a bere il calice che io sto per bere?”. Il calice della sofferenza, il calice che Egli s’appresta a ricevere. Ilcalice del dolore, calice necessario per accedere al trionfo… Vogliono bearsi della gloria del paradiso? Devono prima bere dall’amaro calice della Passione. Senza croce non c’è gloria, non è il Tabor il monte da cui devono passare gli eletti ma il Golgota, il colle della crocifissione. “ Solo chi muore con Cristo potrà risorgere con Lui “, farà riecheggiare nelle sue lettere l’apostolo Paolo. Sono pronti a passare per il fuoco del Venerdi Santo, il fuoco che svela l’autenticità, il fuoco dal quale è raffinato l’oro? “ Si “ rispondono all’unisono i due fratelli. Gesù li fissa, non sanno ancora quel che dicono, ma è certo che, quando il Padre deciderà di porgere loro l’amaro e glorioso calice, al quale avrà già abbondantemente bevuto il Figlio, essi saranno pronti a riceverlo – l’uno in maniera diversa dall’altro – e a portare la loro personale croce. In quanto ai posti d’onore tanto aspirati non sta a Lui decidere chi li occuperà; Egli andrà presto a prepararne uno per ciascuno ma non stabilisce chi ne sarà possessore. Non occupano posti migliori – come Gesù spiega poco dopo agli apostoli – coloro che hanno titoli o importanza o potere: non chi si esalta ma chi si umilia, chi vive nascosto, chi agisce con amore, senza troppe pretese, senza voglia di complimenti. I posti migliori spettano a coloro che vogliono piacere a Dio solo; non per nulla, Regina dei cieli sarà la fanciulla che in casa di Elisabetta ha elogiato Colui che ha innalzato gli umili e rovesciato i potenti dai troni, ponendo il suo sguardo sulla “ più umile fra le sue serve “. Il Regno dei cieli è fatto per i poveri di spirito, aveva detto Gesù, per i ripieni di Dio non del proprio Io, come in quel momento gli apostoli!