Testimoni dello straordinario

Comincia per Giacomo e i suoi compagni la nuova vita da discepoli. Seguono Gesù lungo i paesi e i villaggi della Galilea, a Gerusalemme per le feste più importanti, mantenendo tuttavia Cafarnao come punto di riferimento; è lì che il Maestro, alla fina dei suoi viaggi, si ritira: in particolare è ospite in casa di Simon Pietro, tanto che i Vangeli non esitano a definire l’ abitazione del pescatore semplicemente “ la casa “ quasi fosse implicito che il Rabbi alloggiasse lì. Delle centinaia di persone che lo seguono, Gesù ne sceglie dodici, un gruppo ristretto che possa essere tutto al servizio della sua divina missione. Fra essi primeggiano, secondi solo a Simone che Gesù chiama Pietro, i due figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, denominati “ Boanèrghes “ cioè i “ figli del tuono “, presumibilmente in riferimento alla loro indole “ bollente “, che li spingerà a chiedere al Maestro di far piovere fuoco dal cielo per “ arrostire “ una città di samaritani che ha loro rifiutato l’ospitalità… ricevendo in contraccambio un sonoro rimprovero per la loro scarsa misericordia verso il prossimo. Giacomo e Giovanni formano, insieme con Pietro, un gruppo ancora più ristretto, un trio che Gesù conduce con sé nei momenti di maggiore intimità, facendoli testimoni di eventi strepitosi. Il primo di questi avviene proprio a Cafarnao: mentre il Maestro predica, il capo della sinagoga Giairo chiede che Egli lo segua per guarire la sua figlioletta gravemente malata; giunti però in prossimità della casa vengono a sapere che la fanciulla è già morta…. Un dramma! Giairo è senza speranza, sta per cedere alla disperazione quando Gesù stesso lo invita a trovare la forza nella fede e a seguirlo nella camera dove la bambina giace in un sonno che si rivelerà ( almeno per il momento ) non eterno ma solo temporaneo. Pietro, Giacomo e Giovanni vanno dentro con il Maestro: saranno testimoni dello straordinario. Alle parole “ Talità kum “ la morticina riacquista colore, è di nuovo viva, si alza e le viene dato da mangiare. Strepitoso miracolo!E un’altra volta, mentre sono in viaggio, Gesù invita il trio dei prediletti a salire con Lui su un alto monte( secondo la tradizione il Tabor ) per pregare. Giunto lassù con gli apostoli, mentre è immerso in preghiera, in unione mistica con il Padre, il suo volto diviene luminoso come il sole e la sua veste bianca come la neve: si mostra loro nella gloria della sua divinità, è bellissimo e maestoso;al suo fianco appaiano Mosè ed Elia, simboli dell’ antica alleanza – la Legge e i Profeti – che si china ai piedi della Parola eterna, del Figlio, Primogenito del popolo della nuova alleanza: Una nube li avvolge e i tre odono la voce del Padre:” Questi è il Figlio mio prediletto, ascoltatelo”. Rialzati gli occhi non trovano che Gesù solo, il Gesù che hanno sempre visto, bello come sempre ma senza quella luce divina che lo rendeva straordinario. Il Signore ha voluto fare un grande dono ai tre prediletti: li ha resi testimoni di un episodio unico e incredibile, ha voluto che questi tre rozzi pescatori di Cafarnao vedessero ciò che solo oltre la morte, e solo chi avrà la possibilità di raggiungere il Regno celeste, potrà sperimentare. Hanno udito la voce del Padre, sono stati immersi nella soprannaturale nube, un’esperienza cui solo loro avranno la grazia di assistere. Perché? Perché ha chi molto è stato dato tanto sarà richiesto. Ma questo lo capiremo in seguito. Quel che è importante far notare è il posto privilegiato di questi tre apostoli nella cerchia dei Dodici; Gesù sceglie questi tre compagni perché siano testimoni di esperienze uniche. Chiederà ancora la loro compagnia, ma saranno davvero pronti quando dovranno stare al fianco del Maestro non dinanzi a morti che resuscitano o a nubi di luce divina, non quando tutto è gloria e approvazione?... Rimarranno davvero fedeli quando l’Uomo che hanno visto nella gloria del Padre apparirà loro sfigurato e pallido, chiedendo conforto nell’ora della prova? Saranno in grado di resistere all’ora delle tenebre?