Bere il calice con Cristo

Compostela

Con la morte si perdettero ben presto le tracce dell’apostolo Giacomo. Non sappiamo dove fu sepolto. Fino all’800 circa. Secondo la tradizione, ricordata dalla famosa Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, nell’831 uno strano fenomeno luminoso interessò il cielo in prossimità del monte Liberon, in Spagna, sui ruderi di alcune antiche fortezze. La popolazione meravigliata accorse per assistere allo spettacolo e con loro anche il vescovo Teodomiro che diede subito ordine di cercare il motivo di quello straordinario prodigio. Venne ritrovata così una tomba, di epoca romana, con tre corpi al suo interno. Uno di questi era decapitato e sulla salma era posta la scritta:” Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e di Salome”. I suoi discepoli, secondo la tradizione, erano infatti tornati in Galizia con il corpo dell’apostolo per dargli onorata sepolture nei luoghi del suo apostolato. Resa nota questa scoperta, il re Alfonso II delle Asturie decise di edificare sulla tomba del santo un enorme  santuario, Santiago de Compostela ( cioè” San Giacomo al campo delle stelle”, in riferimento ai fenomeni astronomici che permisero la scoperta del sepolcro). L’apostolo divenne così il protettore principale della Spagna. Con il passare dei secoli migliaia e migliaia di uomini, donne, giovani e anziani, si misero in viaggio versa la sua tomba. Una follia per l’epoca! Molti erano costretti a ipotecare i propri beni per poter finanziare il pellegrinaggio; si lasciava tutto per rendere omaggio – in un cammino che diveniva così via di conversione e penitenza – alle reliquie del primo apostolo ucciso per amore di Cristo. Con bisaccia e bastone, i fedeli percorrevano così strade pericolosissime (non per nulla si faceva testamento prima di partire), incerti sul proprio futuro ma fiduciosi nell’intercessione dell’apostolo.

Il celebre simbolo di questo pellegrinaggio era ed è rimasto la conchiglia di San Giacomo, che si raccoglieva sulle spiagge galiziane dove era molto diffusa: si cuciva sul mantello o sul cappello ed era, come un certificato scritto, la testimonianza dell’avvenuto cammino.

E fra i mille pellegrini giunti alla sua tomba, alcuni dei quali famosissimi (uno fra tutti San Francesco), vogliamo menzionare papa Giovanni Paolo II che, indossando le sue vesti da pellegrino, ha voluto radunare qui  migliaia di giovani per la Giornata Mondiale della Gioventù del 1989, ricordando la forza della nostra fede, edificata sulla fede e sul sangue di quei dodici uomini, deboli, fragili, poco colti e poco coraggiosi che, modellati dal Maestro come argilla nelle mani d’un vasaio, hanno attirato il mondo intero ai piedi del Redentore. Ciò che purtroppo il mondo di oggi sembra dimenticare. Affermava il Pontefice, custode di quella fede trasmessa dagli apostoli:” Presso la tomba dell’apostolo, vogliamo anche accogliere di nuovo il mandato di Cristo: - Mi sarete testimoni…. Fino agli estremi confini della terra - (At 1,8) San Giacomo, che fu il primo a sigillare la sua testimonianza di fede con il proprio sangue, è per tutti noi un esempio ed un maestro eccellente” (Giovanni Paolo II, Messaggio per la IV Giornata Mondiale della Gioventù, 27 novembre 1988).