RITORNIAMO SUL DON ANCORA UNA VOLTA 

Dedico questo scritto a tutti i “ Luigi “ (mio cugino) che non sono tornati dalla Russia. La prima tradotta diretta in Russia con gli Alpini della Cuneense parte da Mondovì il 17 luglio 1942, con tanti ragazzi delle nostre province nati tra il 1910 ed il 1922. Nuto Revelli li chiama “ gli Alpini del Don “. Ignoravano tutto del fascismo, nei tempi facili non appartenevano alla “ Gioventù del Littorio “, vivevano liberi, lontano dai grandi fatti nazionali, non avevano neanche la camicia nera, a malapena conoscevano poche frasi fatte, i miracoli di Mussolini e basta. Dalle lettere che scrivevano al di là del ribellismo e del generale disorientamento risalta l’assoluta ignoranza sui motivi della guerra. Ignoravano che nelle retrovie sovietiche la popolazione moriva di fame. Ignoravano che venti milioni di russi pagarono con la vita la follia di Hitler e Mussolini, che sei milioni di ebrei morirono nelle camere a gas e finirono nei forni crematori dei campi di sterminio nazisti. I nostri Alpini non sapevano della “ soluzione finale “, non sapevano dei campi di sterminio, non capivano cosa facessero, nelle stazioni, quelle persone con al braccio la stella di David gialla.
Con loro sparì un’intera generazione di contadini e montanari prima di rendersi conto di quanto stava succedendo intorno a loro. La Divisione Alpina Cuneense sul fronte russo aveva circa 18.000 uomini, solo 4.000 tornarono.
A 72 anni da quella tragedia vogliamo ricordarli, i vivi e i morti, erano nostri padri, zii o nonni e non vogliamo che vengano avvolti dall'oblio                                            

                                                    Vincenzino Chiesa