La voce del Parroco 29 maggio 2016

 

Riflessione iniziale

 

Abbiamo seguito la vita di Gesù, il suo insegnamento e le sue opere sino all’ascensione al cielo. Egli ci ha donato lo Spirito Santo e, per sostenerci nel nostro cammino, ha offerto il suo corpo come cibo. Di fronte ai misteri della presenza di Gesù nell’Eucaristia e del disegno di Dio ci sentiamo piccoli e imperfetti: per questo mettiamoci in ginocchio al cospetto di tanta grandezza.

 

Dal Vangelo secondo Luca

 

“Gesù prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla”.

                                                                                       

Omelia

 

La liturgia odierna ci presenta l’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci: la folla radunata ad ascoltare Gesù è talmente presa dalle sue parole, “pane per le menti”, che quasi si dimentica di mangiare, ma Gesù pensa anche al corpo oltre che all’anima. Con questo gesto Gesù preannuncia il pane del cielo che egli avrebbe donato come nutrimento e sostegno spirituale a coloro che sono disposti a seguire la sua parola; si tratta del primo passo per manifestare la misericordia grande di Dio.

 

Gesù vuole lasciare un segno della sua presenza fisica anche per quando non sarà più sulla terra: con l’offerta del proprio corpo e del proprio sangue egli vuole rimanere con noi come cibo e nutrimento della nostra vita, vuole che noi lo incorporiamo affinché ci trasformi  e ci renda simili a lui.

 

Abbiamo ancora tanta strada da fare per essere come Gesù e per questo motivo dobbiamo celebrare l’Eucaristia: accogliere questo dono è l’occasione per prendere coscienza del significato profondo che ha per noi il riunirsi per rievocare quei gesti.

 

Leggiamo quanto scrive in questa occasione il nostro Vescovo:

 

Cari Fratelli e Sorelle della Diocesi di Genova,

con gioia vi saluto con le parole di Gesù: pace a voi!

 

Vengo per annunciarvi un evento di grazia: nel prossimo settembre – dal 15 al 18 – vi sarà il Congresso Eucaristico Nazionale. Non è qualcosa che riguarda solo Genova, ma l’intera  Chiesa italiana con i suoi Vescovi e le Delegazioni di ogni Diocesi. Non è una celebrazione solo esterna, ma un incontro intimo e pubblico: segnerà il cuore di ciascuno, ma saremo insieme come comunità; sarà un atto di fede in Gesù Eucaristia. Toccherà la nostra Cattedrale, ma anche le strade, il porto, il mare, perché il Signore benedica non solo la nostra Città ma l’Italia.

 

Il Congresso Eucaristico fa parte di una tradizione secolare che continua in tutto il mondo, come pubblica testimonianza e gioioso annuncio della fede. A questo evento vogliamo prepararci con una preghiera più intensa, in famiglia, nelle nostre comunità,; in particolare con la partecipazione alla Santa Messa, all’adorazione eucaristica, con le opere di misericordia.

 

L’Eucaristia è molto di più di un rito da ripetere; è Cristo da incontrare. Da incontrare per lasciarci scaldare dalla sua Parola, abbracciare dalla sua infinta tenerezza, salvare dal dono della sua croce. La divina Eucaristia è presenza di Gesù Redentore: Egli è con noi tutti i giorni fino alla fine, è presente nel mistero del pane e del vino consacrati, è sacramento dell’amore immolato, è cibo e bevanda di noi pellegrini nel tempo verso il Cielo, è esperienza della misericordia di Dio. Che cosa saremmo senza Gesù-Eucaristia, presente nei tabernacoli delle nostre chiese, sui nostri altari? La vita sarebbe come un giorno senza sole! Il sole del Dio-con-noi.

 

La Chiesa, che è il Corpo del Signore, nasce da questo mistero grande che, ogni volta, la rigenera, e la rende più bella attraverso la bellezza umile dei nostri cuori, della carità rinnovata, della comunità purificata.

 

Il tema del Congresso è “L’Eucaristia, sorgente della missione”. Perché? Perché una Chiesa autenticamente eucaristica è un Chiesa missionaria, cioè che esce sulle strade, entra in ogni ambiente con il coraggio umile del discepolo che sa di avere una grande notizia da portare, un dono da offrire ovunque. Non possiamo, infatti, tenere per noi l’amore che incontriamo nel Sacramento: esso chiede di essere comunicato e condiviso con tutti, memori delle parole dell’Apostolo Giovanni: “Ciò che abbiamo veduto e udito, lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi!” (1 Gv 1,3).

 

Cari Amici, prepariamoci all’appuntamento! E siamo tutti presenti secondo il programma che i vostri Sacerdoti conoscono. Lui, il Signore, ci invita e ci attende. Noi tutti, insieme, vogliamo rispondere. Vi ringrazio, e con affetto benedico voi e le vostre famiglie.

 

                                                                                                                      Angelo Card. Bagnasco

                                                                                                                       Arcivescovo di Genova