La voce del Parroco 8 maggio 2016 

Riflessione iniziale

Prima di ascendere al cielo, Gesù affida ai suoi discepoli e ad ognuno di noi, il compito di proseguire la sua opera. Chiediamo perdono se non sempre siamo in grado di portare avanti il progetto di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca

“Io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finchè non siate rivestiti di potenza dall’alto”.                                                                              

Omelia

Il vangelo di Luca conclude presentando Gesù che, prima di salire al cielo, compie il suo ultimo gesto benedicendo gli apostoli con le mani alzate, “ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio”. Alle nostre orecchie queste parole possono sembrare stonate poiché, normalmente, la dipartita o anche il solo allontanamento di una persona cara ci reca tristezza. Per capire i sentimenti che hanno pervaso i discepoli possiamo considerare tre aspetti.

La certezza che Gesù non ci abbandona mai è fonte di speranza: le parole di Gesù hanno fatto comprendere ai discepoli che quanto era stato loro annunciato si era avverato e che, comunque, egli sarebbe stato sempre con loro.

Lo spirito di Gesù ci guida e ci sostiene in ogni attimo della nostra vita: Gesù doveva tornare al Padre affinché il suo Spirito potesse invadere i discepoli e dare loro la forza e la consolazione per continuare la missione loro affidata. Gesù, seduto alla destra del Padre, intercede continuamente in nostro favore.

Gesù si fida di noi: Gesù non ha preteso di portare a compimento il progetto di Dio nel corso della sua vita terrena, ma ha manifestato fiducia nei suoi discepoli, affidando loro il compito di portare avanti il suo insegnamento e diffondere in tutto il mondo la sua parola. Noi, a nostra volta, dobbiamo fidarci di lui, certi del suo sostegno per operare il bene, convinti che solo lui possa farci superare i nostri limiti.

Se anche noi ci riconosciamo coinvolti in questa eredità, possiamo gioire come i discepoli; il loro sentimento ed il loro spirito ci deve accompagnare nella nostra vita quotidiana, in famiglia, nella Chiesa, nel posto di lavoro. 

Abbandoniamo timore e sfiducia e apriamoci alla gioia che deriva dall’aderire alla volontà del Signore; solo così potremo affrontare il nostro cammino terreno con gioia, pace e serenità e giungere finalmente alla salvezza eterna.