La voce del Parroco 7 febbraio 2016

 

Riflessione iniziale

 

Il Signore è venuto nel mondo per redimerci, ma chiede anche la nostra collaborazione; per questo ci ha dato i mezzi per liberarci dal peccato e impegnarci degnamente al compimento del suo disegno. Chiediamo umilmente il perdono e la redenzione dalle nostre colpe.

 

Dal Vangelo secondo Luca

 

“Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore».   […] Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono”.

                                                                                       

Omelia

 

I tre brani della liturgia odierna hanno un tema in comune e ci lasciano un messaggio fondamentale: Dio chiama in modi inaspettati alla sua missione e occorre rispondere prontamente. Il percorso che affrontano i chiamati è simile: si sentono piccoli davanti alla potenza di Dio, indegni di fronte alla sua grandezza, ma accettano di essere salvati perché riconoscono che Dio ha la possibilità di purificarli, di renderli degni di seguirlo.

 

Di fronte alla visione del Signore seduto su un trono alto ed elevato, con angeli in coro per magnificarne la grandezza, il profeta Isaia dice: “Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo ad un popolo dalle labbra impure io abito”. Egli si sente piccolo e indegno della chiamata e le sue imperfezioni gli fanno provare timore, ma la potenza del Signore lo salva, lo libera dal peccato e lo rende degno di annunciare la parola di Dio e collaborare all’opera di salvezza. Alla fine risponde: “Eccomi, manda me!”.

 

Allo stesso modo, sulla via di Damasco, Paolo viene avvolto e accecato da una luce dal cielo che lo fa cadere a terra; la temporanea cecità gli fa aprire gli occhi della mente e del cuore, gli fa conoscere la verità della parola di Gesù: “Io sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di dio, però, sono quello che sono e la sua grazia in me non è stata vana”. Paolo, salvato, diventa l’apostolo dei pagani.

 

Simile è la storia per Pietro. Alla fine del discorso alla folla, Gesù si rivolge direttamente a lui e gli chiede un gesto inusuale: tornare al largo e gettare le reti in pieno giorno dopo una nottata infruttuosa. Pietro, da esperto pescatore, rimane perplesso, ma dopo averlo sentito parlare si fida di Gesù e, a differenza degli abitanti di Nazareth, è pronto ad accettare quella nuova proposta: “Sulla tua parola getterò le reti”. Al vedere il miracolo, anche Pietro si sente piccolo, indegno, bisognoso di salvezza e chiede a Gesù di allontanarsi da lui per non essere contaminato. Ma Gesù ribalta la visione e non si allontana, anzi, lo vuole tanto vicino da farne il primo apostolo e assegnargli il compito di guidare la sua Chiesa.

 

Ciascuno di noi è chiamato, secondo le proprie capacità e grazie ai doni ricevuti dallo Spirito Santo, a collaborare per realizzare in terra il regno di Dio. Tutti possono essere salvati e perdonati, ma non coloro che, presuntuosamente come i Farisei, si ritengono giusti e sono sempre pronti a criticare e condannare gli altri.

 

In questo anno giubilare impegniamoci a vedere la grandezza di Dio, con umiltà gettiamoci ai suoi piedi chiedendo di essere purificati, cosicché anche noi possiamo dire: Eccomi, manda me!