Gita a San Biagio

Ci inoltriamo con questo itinerario nel territorio della parrocchia di San Biagio per visitarne la Chiesa Parrocchiale, l’Oratorio e la Cappella del Prato. Potremo vedere anche il palazzo presso il quale il grande Niccolò Paganini soggiornò spesso (nelle sue lettere egli lo definiva “il Casino di Romairone”), componendovi parecchi brani e ove le sue spoglie sostarono a lungo, in attesa della sepoltura avvenuta poi a Parma, a causa delle piuttosto note vicende legate alla sua morte in condizioni ritenute non meritevoli di seppellimento in terra consacrata; studi recenti condotti da Mons. Molinari (anch’egli nativo di San Biagio) peraltro paiono escludere che il Maestro si fosse allontanato dalla Chiesa.

Il nostro percorso nel tratto iniziale è comune con quello per il Santuario della Madonna dell’Orto: si parte dunque da Via Ricreatorio per imboccare al suo estremo ovest la Via Ceranesi, che ben presto diventa crosa mattonata; al primo bivio dopo alcune grandi piante di platano, si può indifferentemente prendere il ramo a destra o quello a sinistra perché, dopo qualche centinaio di metri di salita, essi si ricongiungono oltre le case di Pallareto (in dialetto Paeo). Si prosegue quasi in piano fino ad un bivio tra le Vie Rosetta a sinistra e Bidone a destra: le targhe in marmo sono rovinate, occorre comunque prendere in questo caso a sinistra per il sentiero un po’ trascurato che scende a valicare il rio su un ponticello di pietra e risale sino a rasentare Villa Rosetta (targhe poco leggibili al cancello); aggiratane la recinzione e prendendo a sinistra al bivio presso il casotto di un contatore del gas, si prosegue pianeggiando e poi in leggera discesa tra alcune case della località “u Prou” (il Prato).

Presso le case la strada diventa asfaltata e proseguendo per un centinaio di metri, trascurando una mattonata che si stacca in discesa a sinistra di fronte alla targa stradale “Via Rosetta”, si raggiunge da tergo la Chiesetta del Prato, nella quale si venera l’immagine della Vergine del Rosario e presso cui si tiene funzione religiosa nella prima Domenica di ottobre. Davanti alla chiesetta una minuscola piazzetta, sulla quale si stagliano due alti cipressi, consente di sostare, dopo tre quarti d’ora circa di cammino dalla partenza, per sbirciare attraverso le finestrelle, l’interno, nel quale sono visibili diverse effigi della Madonna. La costruzione del sacro edificio pare sia riconducibile alla munificenza di ricche famiglie genovesi che soggiornavano nelle numerose ville dei dintorni, tra le quali si distingue per le dimensioni e la tinta rossiccia il palazzo appartenuto un tempo ai Marchesi De Ferrari.

Si può ora proseguire scendendo per la mattonata precedente la chiesa e citata sopra: in pochi minuti si perviene al crocevia con la Via Tecci e la strada rotabile che si sviluppa sull’ex percorso della Guidovia: di fronte a noi la stretta strada asfaltata Via San Biagio ci porta, con qualche saliscendi e transitando presso due “Perdoni”, dopo un’ora e un quarto dalla partenza da Pontedecimo alla Chiesa Parrocchiale dedicata al Santo tradizionale protettore della gola; la strada poi prosegue in discesa verso i nuovi quartieri e il centro commerciale. La chiesa, alta sul piazzale, presenta una pregevole facciata restaurata in anni recenti e l’ interno barocco; pure l’Oratorio, appartenente alla Confraternita di N.S. del Rosario, oggetto di recente restauro merita una visita interna, magari in occasione dell’apertura per l’esposizione del frequentato Presepe; una targa apposta presso l’entrata richiama il legame del paese con Paganini. Retrostanti l’Oratorio si trovano i locali della Società Operaia Cattolica che offrono ristoro conservando la semplicità delle osterie di campagna dei primi anni del dopoguerra.

Per recarsi alla casa del Violinista (ora abitazione privata) si torna indietro per la strada su cui siamo arrivati e, dopo il tratto in lieve salita si prende a destra, in corrispondenza di un’area di parcheggio, la stretta Via Riviera che in pochi minuti conduce al palazzetto, per la verità non molto appariscente, contraddistinto da una targa che lo precede e che richiama il soggiorno dell’illustre Ospite.

Si può ora proseguire per arrivare rapidamente alla sottostante rotabile della ex guidovia, che, risalita per un centinaio di metri, riconduce all’incrocio già incontrato prima con Via Tecci. Imboccata questa, che si sviluppa in discesa, in parte rotabile, in parte acciottolata e infine mattonata, si arriva in una ventina di minuti in Via Ottonelli nei pressi dell’emporio di giocattoli Gian-Giò; da qui si torna rapidamente a Pontedecimo per la Via Isocorte o, in alternativa per la più nascosta ma meno trafficata Via Viottolo Botte la quale, nei pressi della SMS La Fratellanza, consente di ammirare la graziosa Cappella cosiddetta “di Dasso”, dal nome della famiglia già proprietaria dell’adiacente maglificio, che la fece erigere a seguito di un fatto curioso, riportato in un cartello apposto sul cancello d’ingresso.

Il percorso di discesa dalla Chiesa di San Biagio a Pontedecimo richiede circa un’ora.